Bartolo Longo, nato a Latiano, in Puglia, Il 10 febbraio 1841, fondò, insieme alla consorte, la Contessa Marianna Farnararo vedova De Fusco, Il Santuario e le sue Opere di carità.
Era giunto da giovane a Napoli, per studiarvi giurisprudenza. Durante il periodo universitario si allontanò dalla Fede in cui era stato educato, per gli influssi del contesto laicizzato e anticlericale in cui si era trovato a vivere, e per la lettura delle opere di Renan che faceva di Gesù un personaggio eminente negandone tuttavia la natura Divina. L’inquietudine dell’anima lo portò col tempo ad avvicinarsi addirittura allo spiritismo.
Sull’orlo della disperazione si rivolse al professor Vincenzo Pepe, uomo religioso che lo indirizzò alla direzione spirituale di padre Alberto Radente, domenicano. Scoprì la devozione al Santo Rosario e conobbe i futuri Santi Ludovico da Casoria e Caterina Volpicelli. Incontrò altresì la contessa De Fusco, donna ricca e dedita alla carità: come amministratore dei suoi beni giunse nella Valle di Pompei, luogo desolato e di degradazione umana e morale.
Fu in quei luoghi, un giorno dell’ottobre del 1872, che il giovane avvocato, camminando lungo le strade di campagna desolata e abitata da pochi contadini, meditava su come avrebbe potuto salvarsi dopo le esperienze poco edificanti della sua vita passata. A mezzogiorno, il suono di una campana fu accompagnato da un’ispirazione interiore: «Chi propaga il Rosario, è salvo!». Scese nel suo cuore una pace nuova. Tre anni dopo accolse un quadro malconcio, necessario a ispirare la preghiera, le cui copie, oggi, sono diffuse e in tutto il mondo.
Dal giorno di quella voce interiore il Beato dedicò tutta la propria esistenza alla diffusione della devozione mariana e alla carità, soprattutto verso i bambini e gli adolescenti orfani, poveri, figli dei carcerati.
Visse in povertà. Lo conferma la sobrietà della camera: un letto, qualche mobile, le sedie, e i dipinti di carattere religioso alle pareti.
L’inginocchiatoio per la preghiera costituiva, insieme all’Eucarestia quotidiana, la fonte inesauribile di idee ed azioni concrete.
Il mobilio, essenziale, racconta la quotidianità di un uomo di Dio e il suo distacco dai beni materiali. Ogni offerta ricevuta, il “soldo” dei devoti della Madonna, era destinata a costruire la casa di Maria – oggi «centro internazionale di spiritualità del Rosario» (San Giovanni Paolo Il) – per sostenere i ragazzi che accoglieva negli orfanotrofi. L’avvocato Bartolo Longo mori, a ottantacinque anni, il 5 ottobre 1926 proprio sul letto che si vede in foto. L’opera del Fondatore del Santuario di Pompei ha avuto il suo solenne riconoscimento con la Beatificazione, il cui rito, il 26 ottobre 1980, fu presieduto da San Giovanni Paolo II.
Bartolo Longo è l’unico laico dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme asceso agli onori degli Altari. Fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce da Papa Pio XI il 30 maggio 1925 per essere “ardente apostolo del Rosario e luminoso esempio di laico impegnato nella testimonianza evangelica della fede e della carità”. Le spoglie mortali ricoperte dal mantello di Cavaliere del Santo Sepolcro sono conservate nella Cappella a Lui dedicata del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei.
La missione di propagare il Santo Rosario e la devozione mariana si concretizzò anche nelle tante pubblicazioni mandate in stampa dal Beato Bartolo Longo. Nel 1877, il Fondatore compose “I Quindici Sabati del Santissimo Rosario”; nell’agosto 1879 scrisse, per chiedere la guarigione da una grave malattia, “La Novena d’impetrazione alla SS. Vergine del Rosario di Pompei” mentre nel 1889, “La Novena di ringraziamento (preghiere recitate, ancora oggi, in tutto il mondo); nel 1883 compose la celebre
“Supplica alla Potente Regina del SS. Rosario”; il 7 marzo 1884, fu stampato a Napoli il primo numero del periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei”, ancora oggi diffuso in oltre duecentomila copie.
È nel silenzio del suo studio che l’avvocato Bartolo Longo redigeva, alla scrivania donata dal devoto barese Vincenzo Guerra, testi su testi, oggi custoditi, anche nella versione originale, nell’Archivio del Santuario.
Tra gli altri, “L’Ora di Guardia alla Regina delle Vittorie. Ossia L’Ora del Rosario Perpetuo” (1889), la “Storia del Santuario di Pompei” (1890), “Il Mese di Ottobre” (1890-1891), “Raccolta di Preghiere” (1891) e “Il Triplice Trionfo della Istituzione a Pro dei Figli dei Carcerati” (1895).
Il Beato non si fermava alle pubblicazioni, ma redigeva tanti testi personali: lettere, inviate ad esempio a santi come Giovanni Bosco, Ludovico da Casoria, Caterina Volpicelli, Pio da Pietrelcina, Giuseppe Moscati, Luigi Guanella, Annibale Maria di Francia, ma anche riflessioni scaturite, durante la Messa, dall’ascolto di un’omelia. La stesura delle parole del sacerdote lo aiutava a interiorizzare meglio alcuni concetti.
Ogni opera nasce dalla preghiera e dalla meditazione ed è realizzata con uno stile semplice e profondo insieme, chiaro ed efficace.
Il Beato Bartolo Longo, ispirato dal Cielo, è stato uno scrittore ed un giornalista modernissimo, un autentico anticipatore dei tempi.
Sul piano del pensiero scientifico, la sua intuizione lo portò a mettere da parte le teorie che volevano irrimediabile l’influsso genetico, e a curare piuttosto la buona educazione dei figli dei carcerati. Questa modernità di pensiero ne fece un padre per tanti sfortunati ragazzi e ragazze.









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